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SALUTE MENTALE: gruppo di sostegno familiare

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07-02-2017, Ferrara – Da martedì 7 febbraio, dalle 15 alle 17, si incontrerà per la prima volta un Gruppo di Sostegno per i Familiari di […]

Centro Studi e Ricerche in Terapia Psicosomatica

Il Dott. Massimo La Torre, da oggi, membro del Consiglio Direttivo: http://www.terapiapsicosomatica.it/i-membri-dellassociazione      

Cyberbullismo e disagio minorile

Cyberbullismo e disagio minorile

L’esempio del gioco “balena blu” Un gioco terribile che, dopo 50 giorni di prove sempre più perverse, porterebbe al suicidio i ragazzi dai 9 ai […]

Dall’Ordine degli Psicologi dell’Emilia-Romagna

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Una brochure per informare –  “La psicologia: che cos’è, a chi serve, a chi rivolgersi”

FAMIGLIA : UN’ AVVENTURA DA CONDIVIDERE

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Dalla terapia con le famiglie di un autore a me caro riporto le principali conclusioni del lavoro terapeutico. Dal momento che concordiamo sull’unicità di ciascuna […]

Il viaggio come metafora della psicoterapia

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Dal libro – Viaggio in Portogallo – “….il viaggio non finisce mai. Solo i viaggiatori finiscono. E anche loro possono prolungarsi in memoria, in ricordo, […]

La disortografia evolutiva

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Dal sito: www.stateofmind.it La disortografia evolutiva è un disturbo specifico dell’apprendimento caratterizzato da un’evidente lentezza esecutiva nella realizzazione dei grafemi. Per saperne di più: http://www.stateofmind.it/2016/04/disortografia-evolutiva-trattamento/

La PERCEZIONE SOCIALE

La comunicazione non verbale fa riferimento al modo in cui le persone comunicano, la cultura e gli scheme di riferimento (theories implicit della personalità) influenzano […]

Ritrovare la propria autenticità

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Il tentativo sano di ritrovare sè stessi.  

Cyberbullismo e disagio minorile

L’esempio del gioco “balena blu”

Un gioco terribile che, dopo 50 giorni di prove sempre più perverse, porterebbe al suicidio i ragazzi dai 9 ai 17 anni. Un fenomeno che sarebbe partito dalla Russia per poi diffondersi in America Latina e ora anche in Europa: dalla Spagna al Portogallo, ma anche alla Francia e alla Gran Bretagna. Nell’ultimo servizio de Le Iene, di Matteo Viviani, si è anche ipotizzato un primo caso italiano, a Livorno.

 

COME FUNZIONA
Il “gioco” a cui si partecipa attraverso internet, prevede una serie di prove da superare che vengono assegnate da un “tutor”: si comincia da piccoli tagli, fino all’automutilazione, la visione di film horror, corse notturne e, infine, “saltare da un edificio alto e perdere la propria vita”. Il tutto facendo filmare il suicidio da qualcuno.Le regole del “gioco” prevedono che dopo ogni “sfida” vengano cancellate foto o altre prove del passaggio allo stadio successivo.

 

Perché abbiamo bisogno di genitori autorevoli
«I tutor per portare al suicidio inviano video satanici, suicidi, morti violente ai partecipanti in modo da condizionare le loro menti» sostiene il servizio di Italia 1.

 

LE VITTIME
Non è ancora chiaro quale sia la portata del fenomeno che si starebbe diffondendo attraverso la rete. El Pais, però, ha avuto conferma dell’esistenza di gruppi “chiusi” o “segreti” collegati al gioco su Facebook: uno avrebbe quasi 300mila iscritti.

Un unico “curatore” di 22 anni, Philipp Budeikin, è stato arrestato. Ha dichiarato di non essere pentito, che i ragazzi sarebbero felici di morire e che il suo compito è quello di pulire la società da quelli che lui ha definito “scarti biologici”.

 

LE CAUSE
Ma cosa spinge i ragazzi a farsi trascinare in questo “gioco”? «Il problema principale risiede nel modo in cui, oggi, vedono il loro futuro. La società continua a mandare dei messaggi negativi alle giovani generazioni: e se non c’è un futuro possibile per loro, l’adozione di comportamenti distruttivi è molto facile» spiega Matteo Lancini, psicoterapeuta e presidente della Fondazione Minotauro e autore del nuovo libro “Abbiamo bisogno di genitori autorevoli”.

 

È difficile spiegare il successo di questo “gioco”, ma bisogna partire da un assunto: «Si può dire che internet sia un grande amplificatore, ma non è il problema: alla radice di questi comportamenti c’è quello che la società comunica. Se la vita non ha senso, allora la si può anche mettere in pericolo. E non solo con la Balena Blu, ma anche con i selfie estremi, o con i suicidi in rete».

 

La spettacolarizzazione è proprio ciò che accomuna queste manifestazioni. «Nello scegliere di morire così, i ragazzi ricercano un modo per rimanere immortali, per essere finalmente celebrati e riconosciuti». Non a caso, i ragazzi che si suicidano vengono chiamati “eroi” dalla comunità online che li segue.

 

«Credo che ci sia anche una questione legata ai territori – continua Lancini –. È possibile che alcune realtà, in cui non includerei l’Italia, siano più a rischio di altre. Sono zone in cui la mancanza di un progetto futuro spinge i ragazzi ad aderire a gruppi virtuali per lenire il dolore di una quotidianità divenuta senza senso e senza speranza».

 

Come difendere gli adolescenti dal sexting

 

COSA POSSONO FARE I GENITORI
Alcuni segnali che possono segnalare un disagio e che devono insospettire i genitori sono: un cambiamento radicale di umore, il rifiuto di frequentare gli amici, di uscire fuori di casa o di andare a scuola.

 

Ma come reagire? «Come sempre suggerisco quando si parla di relazioni con i figli, soprattutto adolescenti, la chiave per capire se ci sia qualcosa che non va è costruire una buona relazione di ascolto con i propri figli. Questo per far sì che si sentano liberi di poter parlare di tutto con i loro genitori».

 

A quel punto, gli si potrà chiedere che cosa fa nella sua vita reale e anche in quella virtuale e intervenire nel caso ci fosse bisogno. «Nel caso dei bambini più piccoli, è fondamentale accompagnarli nell’uso consapevole di internet e delle nuove tecnologie, almeno fino alla pre-adolescenza».

 

Importante, poi, è anche lavorare sul tema della speranza, «cercando di infondere fiducia e positività, per quanto possibile, ai propri figli».

Purtroppo nel paese sovietico il suicidio tra gli adolescenti è una piaga che esiste da anni: ogni anno si uccidono 1700 ragazzi tra i 15 e i 19 anni.
Dopo aver condotto alcune ricerche, si evince che né sia aumentato il fenomeno, né che sia riconducibile al game. Chi ha fatto una verifica è il sito americano Snopes, specializzato nel confutare false notizie. Già a febbraio riportava che: “La dichiarazione che il gioco suicida Blue Whale, chiamato così dal modo in cui le balene spiaggiate muoiono, ha provocato un’ondata di suicidi deriva da una storia pubblicata nel maggio 2016 dal Novaya Gazeta. L’articolo parlava di dozzine di suicidi di ragazzi in Russia in un periodo di sei mesi, e che molte delle persone coinvolte facevano parte di una comunità su VK.com, un social network di San Pietroburgo, Russia”.

 

A questo punto non si sa se esiste veramente questo gioco però il fenomeno del disagio sottolineato dai social media porterebbe a preoccuparsi eccessivamente per la salute dei propri figli soprattutto se in età evolutiva, il fenomeno in questione riguarda più la salute e il benessere dei ragazzi che potrebbero essere indotti ad un’azione lesiva o autolesiva nei loro confronti. Dobbiamo sottolineare il fatto che non tutti gli adolescenti sono a rischio e si spingerebbero oltre ma è anche vero che laddove ci fosse un disagio latente , ovvero nascosto da un adolescente o preadolescente la famiglia dovrebbe occuparsene e trovare il modo per recuperare lo stato di equilibrio del proprio figlio/a consultando un esperto che lavori con lui e con la propria famiglia a prescindere dall’età, dalla posizione geografica, orientamento sociale ecc..

 

Dott. Massimo La Torre

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